Il saluto del Vicario generale all’Arcivescovo

Eccellenza,

il momento immaginato e anche temuto, e arrivato: le strade si dividono. Termina il cammino che per dieci anni lei, come Pastore, ha condiviso con la Chiesa beneventana; un cammino non lunghissimo ma sufficiente a creare un legame vero, solido, bello. Dieci anni sufficienti perché noi apprezzassimo in lei una guida paterna, amichevole e sicura. L’evento che stiamo celebrando ci coinvolge e ci interpella non solo sul piano umano, degli affetti, ma anche sul piano della fede. Sul piano puramente umano viviamo questo distacco con tristezza: Eccellenza, ci dispiace che lei se ne va……… e, sono certo, dispiace anche a lei! Abbiamo camminato insieme per sentieri a volte sconosciuti, a volte aspri, a volte piacevoli. Abbiamo condiviso i pesi gli uni degli altri, le ansie, le speranze, i successi e i fallimenti. Sono nate amicizie, intrecciate relazioni, avviati progetti: la nostra Chiesa ha percorso un tratto della sua storia di salvezza sotto la sua guida, e tutto questo, sia certo, non si cancella con la sua partenza. ln questo ultimo periodo ha avuto modo di constatare quanto affetto c’è nei suoi confronti, credo ne sia rimasto meravigliato anche lei. La cosa che colpisce di più è la diversità delle persone che in questi giorni hanno chiesto di poterla salutare personalmente per dimostrarglielo: dai sacerdoti ai religiosi, dalle autorità ai gruppi sociali e, ciò che a me ha colpito di più, da tanta gente semplice della città, dei nostri paesi, anche dai piu lontani dal centro: vogliono salutarla personalmente come si fa con un familiare, con un amico vero. Tutto ciò attesta che lei in questi anni ha saputo farsi “tutto a tutti”; non ha fatto preferenza di persone: chiunque si è sentito a proprio agio in sua presenza perché accolto e rispettato. Ha dato spazio e attenzione soprattutto agli ultimi e ai fragili: ha visitato costantemente i sacerdoti ammalati, i ricoverati negli ospedali, i reclusi in carcere……. ha consumato le sue scarpe (e non in senso metaforico!)nelle marce con igiovani, nelle processioni, dalle piu solenni alle più umili……Ha dovuto prendere decisioni impopolari, difficili e dolorose e se ne è assunta sempre la responsabilità. Non ha trascurato l’impegno nel sociale a favore delle aree più disagiate avviando un processo che, ne siamo certi, non si interromperà con la sua partenza. Tutto questo rimarrà nella memoria e nel cuore del nostro popolo che ora, attraverso la mia voce le dice: grazie arcivescovo Felice! Questo evento, come dicevo, ci interpella anche sul piano della fede e ne va data una lettura provvidenziale. I trasferimenti non sono solo un fenomeno ecclesiale, ma principalmente di fede: è in azione la Provvidenza. Se crediamo che ciò che stiamo vivendo è la volontà di Dio per noi, la tristezza cede il posto alla fiducia, si alimenta la speranza, ci si apre al futuro perché consapevoli che Dio non abbandona il suo popolo. Dieci anni fa il Signore, attraverso il Santo Padre, ci donò Mons. Felice come pastore, ora lo stesso Signore ce lo toglie e lo chiama a lavorare in un’altra vigna: nella Sua volontà è la nostra pace! A questa chiamata lei ancora una volta ha ripetuto il suo “eccomi,,! La sua obbedienza ci è di esempio e ci conforta perché solo chi sa obbedire sa comandare. Nessuno l’ha obbligata; poteva dire no, accampare alibi, giustificazioni, poteva dire (come tante volte si è sentito dire): sto tanto bene qua, perche devo cambiare? Quasi che fine della nostra missione sacerdotale fosse il nostro benessere personale e non la realizzazione del progetto salvifico di Diol ll Signore la chiama e la destina alla terra del Santo a Lei più caro, più familiare; a cui ha dedicato tanta fatica, tanta parte del suo tempo, a cui è legato quasi in un rapporto personale, da cui ha imparato cosa è la perfetta letizia; di cui ha sempre imitato il distacco vero e totale dai beni materiali. Chiediamoci: è un caso che, probabilmente, terminerà il suo ministero episcopale proprio ad Assisi? Non è un caso, è Dio che la vuole là e penso che anche San Francesco ci abbia messo lo zampino (lo perdoniamo). Certamente lei sarà contento che la destinazione e questa e non un’altra; la cosa ci conforta e lenisce un po’ il dolore del distacco, Le promettiamo la nostra vicinanza e la nostra preghiera; le auguriamo di continuare, in quel luogo benedetto, il suo ministero con verità e con sorriso sulle labbra. A conclusione, mi sia consentito di rivolgere un saluto a nome mio personale, a nome di tutti i sacerdoti e del personale della curia: eccellenza io la ringrazio ancora una volta per la fiducia accordatami e per il rapporto franco, leale e amichevole che si è instaurato tra di noi. La ringrazio a nome di tutti i sacerdoti e dei suoi collaboratori più stretti; le chiedo perdono per le volte in cui col nostro agire, con le nostre recriminazioni e con le nostre resistenze le abbiamo procurato dispiaceri e preoccupazioni. Troppe volte, mentre lei ci invitava a camminare insieme, noi siamo stati viandanti solitari che non hanno costruito comunione ma fragili piedistalli per innalzare noi stessi. Soprattutto di questo le chiediamo perdono. Sono certo che, col sorriso sulle labbra, lei ci perdona. Stiamo celebrando questo momento di congedo nei primi vespri della solennità si San Giuseppe, modello e figura di chi non mette al primo posto il tornaconto personale, ma il progetto di Dio! A lui, Patrono della Chiesa, affidiamo lei, il suo ministero, le sue nuove diocesi, la nostra Comunità diocesana e il nuovo vescovo che il Signore ha scelto per noi.

Eccellenza, grazie e auguri! Come segno della gratitudine e dell’affetto di tutta la Chiesa Beneventana, voglia accettare due piccoli doni: ll primo è simbolico, è un qualcosa a lei molto caro, l’aiuterà a ricordarsi di noi. ll secondo è un aiuto per le sue attività pastorali in Albania……..perciò non può rifiutarlo.

Mons. Francesco Iampietro