ARCIVESCOVO METROPOLITA

S. E. Mons. Michele Autuoro

è nato il 27 dicembre 1966 a Procida, in provincia ed Arcidiocesi di Napoli. Ha studiato nel Seminario Arcivescovile di Napoli Card. Alessio Ascalesi ed è stato ordinato presbitero per l’Arcidiocesi partenopea il 19 maggio 1991. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: Vicario Parrocchiale di Santa Maria Dei Vergini (1991-1993); Assistente Diocesano ACR (1991-1994); Educatore del Seminario maggiore Arcivescovile di  Capodimonte (1993-2000); Parroco di S. Maria delle Grazie e S. Leonardo a Procida (2000-2009); Direttore dell´Ufficio Missionario Diocesano (2007 – 2013); Parroco di S. Maria della Mercede in Sant’Orsola a Chiaia (2009-2012); Direttore dell’Ufficio Nazionale per la cooperazione missionaria tra le chiese della CEI e della Fondazione Missio; Direttore Nazionale delle Pontificie  Opere Missionarie, Membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Pontificia Domus Missionalis,  Presidente della Fondazione CUM in Verona (2013 – 2018); Parroco di San Marco di Palazzo in Santa Maria degli Angeli e della parrocchia Immacolata a Pizzofalcone (2018 – 2019); Rettore del Seminario Arcivescovile di Napoli Card. Alessio Ascalesi (2019 – 2022); Nominato Vescovo titolare di Passo Corese e Ausiliare di Napoli (27 settembre 2021 Ordinazione Episcopale 31 ottobre 2021); Presidente della commissione episcopale per l’Evangelizzazione dei popoli e la cooperazione missionaria tra le chiese della CEI, Presidente della Fondazione Missio (2023); Assistente del Delegato per i Seminari d’Italia (2023). Il  13 maggio 2026 è stato nominato Arcivescovo Metropolita di Benevento. Ha iniziato il Ministero Pastorale nell’Arcidiocesi di Benevento, domenica 28 giugno 2026,  nei primi vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli.

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CONTATTI:
Piazza Orsini, 27
82100 BENEVENTO
SEGRETERIA PARTICOLARE dell’ARCIVESCOVO
Piazza Orsini, 27
tel. 0824 323302
Segretario:
Sac. Marco Capaldo
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Descrizione dello Stemma

L’araldica ecclesiastica è, prima ancora che un’arte, un linguaggio: affida a poche figure essenziali la fede, la storia e il proposito di chi viene chiamato all’episcopato. Nei secoli la Scrittura, la voce dei Padri e la liturgia hanno prestato a questo linguaggio immagini di rara densità, capaci di dire insieme le radici di una terra, il filo di una vocazione e la fisionomia di un ministero, e di richiamare i culti antichi, i patroni e la pietà di un popolo. In tale grammatica simbolica lo stemma di Mons. Michele Autuoro raccoglie il senso della sua sequela Christi.

Nella sua struttura, l’insegna di un arcivescovo metropolita si compone di alcuni elementi costanti: lo scudo, che accoglie i simboli scelti dal titolare; la croce astile posta dietro di esso; il galero verde, da cui scendono venti fiocchi, dieci per lato; il Pallio, che dice la giurisdizione metropolitana e la comunione con il Papa; e, in basso, il cartiglio con il motto.

Lo scudo, di foggia gotica moderna, è troncato in due campi e si appoggia a una croce astile doppia, trifogliata, d’oro e ingemmata d’azzurro: una regalità che rinvia a Cristo, Signore del cosmo e del tempo.

Il campo superiore, d’oro, è occupato dal libro aperto della Sacra Scrittura, d’argento e foderato di rosso.

Una pagina porta, posto in banda, un ramo di palma: figura che la tradizione lega alla vittoria e alla memoria dei martiri, esso proclama il trionfo del Crocifisso risorto e la fecondità della Parola, insieme alla testimonianza che da quella Parola scaturisce, fino al pieno dono di sé (Ap 7,9). In modo particolare il Vescovo intende ricordare l’Apostolo San Bartolomeo patrono dell’Arcidiocesi, San Gennaro primo Vescovo di Benevento, patrono di Napoli e della regione Campana e gli altri martiri Beneventani

L’altra pagina reca un cuore sovrastato da una piccola croce: è l’emblema che San Charles de Foucauld usava tracciare in capo alle proprie lettere. In esso il piccolo fratello del Sacro Cuore vedeva racchiusa la misericordia senza misura di Dio e l’ardente desiderio di salvezza che Cristo nutre verso ogni uomo (cfr. Gv 13,1). A quel carisma, da sempre amato, Mons. Autuoro consegna il proprio ministero, desiderando essere per ciascuno quel fratello universale che rende visibile l’amore di Gesù.

Il campo inferiore, d’azzurro, mostra una barca sospinta dal vento su un mare in tempesta. È immagine della nostra fragilità e di quelle «false e superflue sicurezze con cui [rischiamo di costruire] le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità» (Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia, 27 marzo 2020). Ma, come nel Vangelo il Signore non abbandona i discepoli all’arbitrio dei flutti (cfr. Mc 4,35-40), così la Chiesa può riversare ogni affanno in Colui «che ha cura di noi» (cfr. 1Pt 5,7). Quella barca – che dice anche la gente di mare di Procida, terra natale dell’arcivescovo – diventa icona della Chiesa stessa, inviata a recare la Parola a ogni popolo nella certezza della promessa: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). La fecondità della missione della Chiesa è posta unicamente nella fiducia della Parola del Maestro che in ogni tempo e in ogni circostanza ci invita a prendere il largo e a gettare le reti (Cf. Lc 5: 4-6)

Sopra le onde, impressi nel cielo, brillano d’argento una stella a otto punte e un giglio. La prima è Maria, la Stella del mare, che l’oriente cristiano venera come Odigitria, «colei che indica la via»: in essa si esprime la premura materna della Madre di Dio. Il giglio è san Giuseppe, custode del Redentore, e insieme la parrocchia procidana a lui intitolata, dove negli anni della giovinezza l’arcivescovo udì risuonare la chiamata del Buon Pastore a prendersi cura del gregge. Affidandosi al Patrono della Chiesa universale, Mons.Autuoro intende accompagnare la comunità in un rinnovato slancio di evangelizzazione, recando il primo annuncio di Cristo o riproponendolo dove sia stato dimenticato o trascurato (cfr. Giovanni Paolo II, Laborem exercens, 14 settembre 1981, n. 9).

Il motto Christus Cor Mundi riprende e prova a tradurre un’antifona della Liturgia delle Ore: «Ora si compie il disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo» (cfr. Ef 1,10; Liturgia delle Ore, Vespri del lunedì della II settimana, ant. 3). In quelle parole Mons. Autuoro condensa la regula vitae che ha cercato di onorare nella sequela del Signore e che intende custodire nel nuovo servizio. Il credente, e più ancora chi è ordinato, è infatti colui che trova gioia nel farsi servo del Vangelo «fino agli estremi confini della terra» (At 1,8), operaio del disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo. La sua gioia coincide con quella dei fratelli, poiché egli non è mai padrone di chi gli è affidato, ma modello per il gregge (cfr. 1Pt 5,3).

A coronamento, lo scudo è timbrato dal galero verde con i suoi venti fiocchi (dieci per lato, disposti 1, 2, 3, 4) e, in punta, dal Pallio: nastro di lana bianca con i pendenti che terminano in due lingue nere e l’ornamento di crocette patenti, segni propri della dignità arcivescovile e della comunione metropolitana con il Successore di Pietro. E l’intera insegna sembra infine raccogliersi e quasi sigillarsi nelle parole di San Charles de Foucauld il cui cuore già arde tra le pagine del libro, e alla cui intercessione l’arcivescovo Michele affida il suo ministero: «Dio costruisce sul nulla. È con la sua morte che Gesù ha salvato il mondo: è col niente degli apostoli che ha fondato la Chiesa; è con la santità e nel nulla dei mezzi umani che si conquista il cielo e che la fede viene propagata» (Taccuino di note quotidiane, 18 gennaio 1916).