In ricordo di don Pompilio Cristino

A un anno dalla scomparsa di don Pompilio Cristino, la  comunità di Santa Maria di Costantinopoli in Benevento conserva con gratitudine la testimonianza che egli ha offerto con il suo stile pastorale sobrio, attento e profondamente umano. Il suo ricordo non si lega solo alle attività svolte, ma al modo in cui ha vissuto la sua vocazione: con ascolto, dedizione e una presenza costante, capace di accompagnare la vita delle persone nei momenti ordinari e in quelli più significativi. Una presenza che non mancava mai don Pompilio non cercava visibilità personale, ma era sempre presente. Inaugurazioni, benedizioni, avvii di attività, tagli di nastri: partecipava a tutto, non per protagonismo, ma perché credeva che il sacerdote dovesse esserci nei passaggi importanti della comunità. La sua presenza pubblica era un gesto di vicinanza pastorale, un modo concreto per sostenere ciò che nasce, valorizzare ciò che cresce e accompagnare le famiglie nei loro cammini. In questo stile si radicava uno dei suoi motti più cari: “La parrocchia: la famiglia delle famiglie.” Per lui la comunità era una casa più grande, un luogo di sostegno reciproco, dove ciascuno potesse sentirsi accolto e riconosciuto. Essere presente agli eventi significava custodire questa visione: una parrocchia che non si chiude, ma che abbraccia.

La forza dell’ascolto

Tra i tratti più significativi del suo ministero vi era la capacità di ascoltare. Ascoltare con calma, con rispetto, con quella delicatezza che faceva sentire ciascuno riconosciuto. Molti hanno trovato in lui un punto di riferimento nei momenti difficili, un sacerdote capace di custodire le fragilità e di offrire parole essenziali ma decisive. Il suo ascolto era una forma concreta di cura pastorale: una presenza affidabile, discreta, sempre orientata al bene delle persone.

Una testimonianza che educa

Don Pompilio educava soprattutto con l’esempio: con la coerenza, la sobrietà, il rispetto. Richiamava spesso le famiglie a rimanere unite attorno all’altare, che definiva “la roccia a cui le famiglie devono rimanere attaccate”. Per lui l’altare era il simbolo della stabilità, della fede che sostiene e della presenza di Dio che accompagna ogni cammino. Portare questa “roccia” nella vita quotidiana delle persone era il cuore del suo ministero.

Un’eredità che continua

Ciò che ha seminato continua a generare bene. La comunità riconosce in lui un sacerdote che ha saputo:

  • costruire relazioni solide
  • promuovere fiducia
  • sostenere con discrezione
  • guidare con equilibrio
  • testimoniare la fede nella vita quotidiana
  • essere punto di riferimento per chiunque

La sua eredità non è fatta di grandi opere, ma di gesti semplici e coerenti che continuano a orientare il nostro cammino. Ricordare don Pompilio significa riconoscere che la sua testimonianza non appartiene al passato: è un’eredità che ci interpella oggi. I suoi motti — la parrocchia come famiglia delle famiglie e l’altare come roccia — non sono slogan, ma una direzione chiara: costruire comunità, custodire le famiglie, radicare la vita nella fede. La comunità lo ringrazia per ciò che ha rappresentato e continua a rappresentare. E oggi, più che mai, sentiamo che il modo più vero per onorarlo è proseguire il cammino che lui ha tracciato, con la stessa sobrietà, la stessa dedizione, la stessa capacità di esserci. Perché il segno che ha lasciato non si cancella: continua a guidarci.

Rita Micco

In allegato il manifesto delle iniziative per ricordare mons. Pompilio Cristino