Inizio ministero pastorale 28 giugno 2026, primi vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli

L’arcivescovo mons. Autuoro: «non vengo a nome mio, ma nel nome del Signore»

Nei primi vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo apostoli, domenica 28 giugno, l’Arcidiocesi di Benevento ha dato il benvenuto al nuovo arcivescovo mons. Michele Autuoro. Con bolla del 13 maggio scorso il papa Leone XIV ha promosso mons. Autuoro alla Chiesa metropolitana del capoluogo sannita. Il neo arcivescovo attraversando, in auto, la città calda e afosa è giunto alle ore 16,05 al teatro “De La Salle” accompagnato dall’amministratore diocesano mons. Francesco Iampietro, dove ha ricevuto il saluto delle autorità civili e militari convenute, in modo particolare del sindaco della città  on. Mario Clemente Mastella e del prefetto, dott.ssa Raffaela Moscarella.  Dopo gli interventi delle autorità, l’Arcivescovo ha rivolto il primo saluto ufficiale alla città: «Guardando alla mappa della nostra Arcidiocesi, balzano agli occhi le grandi sfide strutturali, che nessuna singola amministrazione può pensare di risolvere da sola. Desidero perciò, in maniera particolare, riprendere e rilanciare con convinzione il cammino che il mio stimato predecessore, mons. Felice Accrocca, ha suggerito con lungimirante insistenza: dobbiamo fare squadra. In un mondo globalizzato e interconnesso, isolarsi significa condannarsi all’irrilevanza. Uniti si diventa invece interlocutori autorevoli. La complessa realtà della decrescita demografica e il conseguente, doloroso spopolamento dei nostri borghi richiamano l’urgenza di una pianificazione strategica d’insieme». Mons. Auturo ha sottolineato: «Servono progetti integrati e sostenibili per dare un futuro ai giovani e permettere loro di restare in questa terra, anziché essere costretti a lasciarla». Il secondo appuntamento, proprio, con gli adolescenti, i giovani e gli universitari nel chiostro di san Domenico, dove hanno intonato la canzone «Noi siamo giovani wannabe (oh-oh, oh-oh).  Ti dedico le autostrade che portano al mare», il brano  dei Pinguini Tattici Nucleari. Un’accoglienza festosa da parte dei giovani  guidati da don Vincenzo Cioffi, responsabile della pastorale giovanile; e don Ezio Rotondi, responsabile della pastorale vocazionale. Qui ha ricevuto il saluto del rettore dell’UniSannio, la prof.ssa Maria Moreno. Il Pastore ai giovani ha detto. «Voi, non siete il futuro, siete il presente vivo del Sannio. Abbiamo bisogno della vostra ribellione costruttiva, abbiamo bisogno della vostra sete di giustizia, della vostra giovanile capacità di amare senza calcoli, del vostro desiderio sincero di pace e fraternità. Solo l’amore ci porta per vie nuove e inattese, solo l’amore fa fiorire anche il deserto e dona pienezza di vita. E, solo chi ama, conosce Dio». Poi con voce forte ha precisato: «La Chiesa che vorrei costruire con voi non è un club per pochi perfetti, ma una riva dove Gesù ci aspetta per fare colazione insieme con noi, per ascoltare i nostri dubbi e darci fiducia, proprio come ha fatto con Pietro. Io ci sono. Le porte della mia casa sono aperte per un caffè, per un dialogo, anche per un semplice saluto, per ascoltare le vostre idee o le vostre fatiche». A seguire il momento di preghiera privato nella basilica di san Bartolomeo sulla tomba dell’Apostolo con i sacerdoti secolari e religiosi, i diaconi permanenti. Poi ha raggiunto  piazza Roma per incontrare i fedeli di tutte le parrocchie, le confraternite, le associazioni, i gruppi e i movimenti ecclesiali dell’intera Arcidiocesi con l’accompagnamento musicale della “Simphonyc Band” del conservatorio statale di musica “Nicola Sala” diretta dal maestro Vincenzo D’Arcangelo. Nel discorso ha affermato: «La nostra radice comune è il battesimo che abbatte ogni distanza tra me e voi, tra noi tutti e, che ci rende figli dello stesso Padre. Proprio per questo, il Signore oggi ci chiede di essere un vero popolo, e non una semplice somma di individui isolati. Egli chiede a me e a voi, chiede a noi tutti di essere discepoli missionari qui ed ora, in questo nostro tempo bello e complesso, appassionante e sfidante».  Il Pastore ha aggiunto: «le parrocchie, le associazioni e i movimenti, devono essere case dalle porte aperte, mai isole, mettendo i propri carismi a servizio dell’unico corpo.  Camminiamo insieme con fiducia reciproca, come una Chiesa unita e sinodale». Di nuovo in cammino, a piedi, per raggiungere la Cattedrale, gremita di fedeli, tanti proventi da Napoli,  viene ricevuto dal presidente del Capitolo mons. Abramo Martignetti, nel gesto del porgere il crocifisso. Nel baciare il crocifisso, il nuovo Arcivescovo ha evidenziato l’accoglienza di  Cristo e della Chiesa. Sorridente e avvolto da un caloroso applauso ha benedetto i numerosi fedeli. Altro momento significativo è stato quando ha ricevuto il Pastorale dal Nunzio apostolico in Italia mons. Edgar Peña Parra. La lettura, in presenza dei consultori,  da parte del cancelliere mons. Giampiero Pisaniello della Bolla papale relativa alla nomina del nuovo Arcivescovo e il prendere posto sulla Cattedra hanno  segnato l’inizio del ministero episcopale di mons. Autuoro, chiamato ad accogliere l’eredità di mons. Accrocca. Così Mons. Autuoro  è il 110° successore sulla Cattedra di San Gennaro. Poi la solenne celebrazione eucaristica è stata celebrata dall’arcivescovo metropolita di Benevento mons. Michele Autuoro con il Nunzio apostolico in Italia mons. Edgar Peña Parra, i vescovi e i presbiteri presenti a Benevento. Presenti alla cerimonia  i due cardinali di Napoli mons. Domenico Battaglia e l’emerito mons. Crescenzio Sepe. La prima omelia è iniziata: «Il mio cuore è colmo di commozione e gratitudine nel varcare oggi la soglia di questa chiesa Cattedrale. Non vengo a voi in mio nome, ma nel nome del Signore. Inizio questo ministero pastorale in una sera liturgica speciale: la vigilia della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Le letture che abbiamo ascoltato non sono una coincidenza. Sono una mappa. Tracciano la strada che, come Vescovo e popolo, siamo chiamati a percorrere insieme da questo istante». Una professione d’amore: «da oggi la mia vita appartiene a voi. Voglio camminare con voi, essere una sola cosa con voi per conoscervi, ascoltarvi e servirvi con amore, partendo dagli ultimi, dai giovani e dalle famiglie». E poi ha aggiunto quelle parole profetiche sul futuro di Pietro: «”Un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo è il nucleo della missione: accettare di essere portati dallo Spirito oltre i nostri recinti confortevoli, oltre le nostre abitudini, verso territori e cuori che ancora non conoscono la gioia del Vangelo». L’omelia si è conclusa sull’esempio degli apostoli Pietro e Paolo: «hanno coronato la loro vita con il martirio a Roma. Questo ci ricorda che il Vangelo costa. Richiede il coraggio della coerenza, della denuncia delle ingiustizie e dell’annuncio della verità, anche quando è scomodo».

      Sabino Cubelli