Giornata Pro Episcopo e Inizio dell'Anno Pastorale

Omelia dell’Arcivescovo per la Festa degli Arcangeli

Carissimi fratelli nel sacerdozio, diaconi, religiosi, religiose, seminaristi e voi tutti, operatori pastorali e fedeli della nostra amata Chiesa di Benevento,

Ci ritroviamo oggi, sotto lo sguardo custode di San Michele Arcangelo, San Gabriele e San Raffaele per iniziare insieme un nuovo anno pastorale. È un momento di grazia che i collaboratori hanno voluto che coincidesse con la Giornata Pro Episcopo, un’occasione che sento anzitutto come un invito profondo alla comunione e alla verità davanti a Dio e davanti a voi.

Il dono e il peso della preghiera: un povero cristiano

Il mio primo sentimento oggi è un immenso grazie. Grazie per la vostra presenza, ma soprattutto grazie per il sostegno invisibile e potente della vostra preghiera per me.

Voglio dirvelo con totale franchezza: il vescovo non è un superuomo. Non sono un uomo forte che non conosce stanchezza, né un pastore che ha risposte preconfezionate per ogni tempesta. Usando le parole dello scrittore Ignazio Silone, mi sento semplicemente un povero cristiano. Un uomo fragile, chiamato a camminare davanti, accanto e dietro a un popolo, ma che sente ogni giorno il bisogno assoluto della misericordia di Dio e della preghiera di tutti voi per poter svolgere la missione che mi è stata affidata.

Mi torna in mente ciò che amava ripetere il servo di Dio don Tonino Bello. Ricordando la figura di Pietro, il Papa, diceva che proprio lui, la roccia, ha bisogno che sui suoi piedi scorra l’acqua della carità di tutti. È un’immagine bellissima che richiama il Vangelo della lavanda dei piedi. Se Gesù si è chinato a lavare i piedi agli apostoli, oggi siete voi, con la vostra preghiera e la vostra vicinanza, a lavare i piedi al vostro vescovo. Questa acqua della carità mi purifica, mi dà forza, mi permette di camminare anche quando la strada si fa faticosa. Senza le vostre preghiere, il ministero del vescovo diventerebbe un ufficio burocratico; con le vostre preghiere, diventa paternità e servizio.

La battaglia di Michele: vincere le divisioni per una Chiesa sinodale

La prima lettura di oggi, tratta dal libro dell’Apocalisse, ci parla di una battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combattono contro il drago. Il drago, il seduttore, l’accusatore, non è un’idea astratta, ma opera concretamente nella nostra storia.

Oggi, la battaglia più decisiva che San Michele ci aiuta a combattere è quella contro il male delle divisioni. Il divisore agisce dove c’è il bene: cerca di incrinare i rapporti nel nostro clero e di seminare zizzania nelle nostre comunità parrocchiali, attraverso i pettegolezzi, le invidie, i personalismi e le chiusure.

Chiediamo a San Michele la forza di vincere queste divisioni per camminare fermamente nella comunione, con uno stile autenticamente sinodale. Essere sinodali significa riscoprire la bellezza di camminare insieme, lasciando da parte i cammini solitari o i campanilismi. Desidero una Chiesa di Benevento che sia aperta a tutti, nessuno escluso. Una Chiesa dove l’accoglienza non sia uno slogan, ma uno stile di vita che abbatte i muri del pregiudizio.

Ma il dragone si maschera anche in altri mali che affliggono la nostra terra: l’individualismo che ci rende ciechi di fronte al fratello, la rassegnazione di chi pensa che nulla possa mai cambiare, e l’indifferenza che anestetizza le nostre coscienze di fronte alle povertà e alle ingiustizie. Contro questi mali siamo chiamati a lottare ogni giorno, armati della Parola di Dio e della carità.

 

 Il volto della Chiesa Beneventana

Il Vangelo di oggi ci offre una chiave d’oro per capire chi siamo e chi dobbiamo diventare. Gesù incontra Natanaele, che la tradizione della Chiesa identifica proprio con l’apostolo San Bartolomeo, il nostro amatissimo Patrono di Benevento, e dice di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. E poi gli promette: “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo”.

Gli angeli che salgono e scendono, e che oggi festeggiamo nei tre Arcangeli, disegnano, insieme alla trasparenza di San Bartolomeo, il volto che desideriamo per la nostra Chiesa:

  • Michele: “Chi è come Dio?” Ci ricorda il primato assoluto del Signore. Come Natanaele sotto il fico, siamo chiamati a lasciarci guardare da Cristo nella verità, spogliandoci di ogni finzione. Desidero una Chiesa beneventana autentica, in cui non c’è falsità, che abbia Dio e solo Dio sempre al centro senza confidare nelle proprie autoreferenzialità. Una chiesa che piega le ginocchia per adorare e che con una fede incarnata dica Credo, dopo aver detto con verità rinuncio al male e a tutte le sue opere e seduzioni.
  • Raffaele: “Medicina di Dio” Traccia il volto di una Chiesa che si fa ospedale da campo. Gli angeli scendono per portare la cura del Cielo sulla terra. Vogliamo essere una diocesi capace di accogliere, curare e fasciare le ferite dei cuori spezzati attraverso la tenerezza dei sacerdoti e degli operatori pastorali.
  • Gabriele: “Forza di Dio” Ci richiama alla vocazione missionaria. Gli angeli salgono per portare a Dio le nostre fatiche e scendono per gridare agli uomini la Buona Notizia. Il volto della nostra Chiesa deve essere quello di una comunità coraggiosa nell’annuncio, che esce verso ogni periferia.

I giovani: costruttori di bellezza nella Chiesa e nella società

In questo cammino guidato dagli angeli e protetto da San Bartolomeo, il nostro sguardo e il nostro cuore pastorale devono rivolgersi con priorità assoluta a una parte fondamentale del nostro popolo: i nostri giovani.

A loro Gesù ripete la stessa promessa fatta a Natanaele: “Vedrete cose più grandi di queste!”. Non possiamo lasciarli soli. Il nostro compito non è semplicemente organizzare qualcosa per loro, ma camminare con loro, accompagnarli con pazienza, abitare le loro fragilità e ascoltare i loro dubbi senza giudicare.

I giovani non sono solo il futuro, sono il presente vivo della nostra diocesi. Vogliamo sostenerli affinché siano proprio loro coloro che edificano la Chiesa e la società con la loro bellezza, il loro entusiasmo, la loro sete di giustizia e la loro pulizia interiore. In un mondo che spesso propone modelli sbiaditi o disonesti, la freschezza e la trasparenza dei giovani, che richiama la purezza di cuore del nostro patrono Bartolomeo, sono la vera profezia di cui la nostra terra beneventana ha bisogno. Aiutiamoli a liberare questa bellezza.

Conclusione

Carissimi, iniziamo questo anno pastorale sotto questi segni: il coraggio di Michele, la trasparenza e la fedeltà del nostro patrono Bartolomeo, la cura di Raffaele, la gioia di lieti annunci di Gabriele.

Camminiamo insieme, clero e laici, come un unico corpo sinodale. E vi prego, continuate a versare l’acqua della vostra carità e della vostra preghiera sui miei piedi,  perché rinfrancati dalla vostra carità e di quella reciproca, possiamo, insieme, annunciare le meraviglie del Signore in questa nostra terra.

San Michele Arcangelo ci protegga, San Bartolomeo interceda per noi, la Vergine delle Grazie ci accompagni. Buon anno pastorale a tutti. Amen