Carissimi fratelli e sorelle di questa Chiesa beneventana,
carissimi sacerdoti, con un particolare saluto al Vicario generale Mons. Francesco Iampietro rettore di questa basilica, diaconi, religiosi e religiose e voi tutte distinte Autorità civili e militari che avete accolto stasera l’invito a partecipare alla festa del nostro patrono San Bartolomeo. L’Apostolo che ha sigillato con il sangue la sua fedeltà a Cristo e che da secoli custodisce e protegge la nostra terra ci convoca oggi attorno all’altare. Stasera gli spunti di riflessione si riferiscono soprattutto alla seconda lettura ascoltata tratta dal libro dell’Apocalisse.
La Parola di Dio squarcia il velo del tempo per offrirci una visione di sfolgorante bellezza. L’angelo dice a Giovanni, e dice oggi a ciascuno di noi: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello» (Ap 21, 9). Questa Sposa è la Chiesa. Questa Sposa, splendente della gloria di Dio, siete voi. È questa nostra amata Arcidiocesi di Benevento. Una Chiesa chiamata a specchiarsi nella Gerusalemme celeste per riscoprire la propria identità profonda, le proprie radici apostoliche e la propria missione.
Questa Sposa dell’Agnello non è bella di una bellezza esteriore, ma è resa bella e adorna da tutti i suoi figli. Ogni pietra viva di questa comunità ecclesiale, ogni battezzato, contribuisce con la propria santità a intessere l’abito nuziale della Chiesa. In modo tutto speciale, questo splendore costituisce un particolare impegno per noi sacerdoti e per tutte le persone consacrate.
A voi, carissimi presbiteri e religiosi, è affidato il compito di custodire la bellezza della Sposa attraverso un ministero generoso, una vita fraterna limpida e la fedeltà quotidiana agli impegni assunti nel giorno dell’ordinazione diaconale e presbiterale e a quelli propri della professione religiosa nei diversi carismi. Come sarebbe bello per questa Chiesa se il nostro popolo, stimandoci tanto, potesse dirci con le parole più diverse quello che Gesù disse di Bartolomeo: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità» (Gv 1, 47). Questo non per farcene un vanto personale, ma unicamente per la Sposa che è anche nostra madre, e perché possa sempre più risplendere della luce di Cristo. Quando la nostra vita risplende di Cristo, la Chiesa intera si fa più bella.
Ed è proprio questa bellezza che abbiamo il dovere di mostrare ai nostri giovani. Se la Chiesa-Sposa manifesta il volto luminoso del Risorto, i giovani ne saranno affascinati. Dobbiamo mostrare loro la bellezza della Chiesa affinché, interpellati e chiamati da Cristo, scelgano con coraggio di servirlo nella sua Sposa. È così che si adempie il grande disegno del Padre: fare di Cristo il cuore del mondo. Come vi ho già scritto nella recente Lettera ai Sacerdoti, avvertiamo tutti il peso di un tempo in cui «gli operai sono pochi». Proprio per questo, non dobbiamo stancarci di annunciare con vigore il Vangelo della vocazione. Preghiamo e lavoriamo perché le nostre comunità siano terreni fertili capaci di generare nuove risposte d’amore al Signore che chiama.
Le fondamenta apostoliche e il dono del Patrono
La visione dell’Apocalisse ci descrive poi una città dalle mura grandi e alte, poggiata su dodici basamenti, sopra i quali sono scritti i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. Tra questi dodici nomi è inciso, a lettere di fuoco, il nome del nostro patrono Bartolomeo.
Cosa significa questo per la nostra diocesi? Significa che la nostra fede non è un’opinione passeggera. Noi poggiamo sulla roccia solida della testimonianza apostolica. Bartolomeo è colui che ha superato lo scetticismo iniziale e si è lasciato conquistare dalla Verità. Custodire le sue reliquie qui, nel cuore di Benevento, è un dono immenso, ma è prima di tutto una responsabilità. Siamo chiamati a essere una Chiesa dal volto apostolico. Una comunità capace di accogliere la novità di Dio e di testimoniarla senza paura a tutti e in tutte le circostanze.
Costruire la città degli uomini: l’impegno della coscienza e la meta eterna
Ma lo sguardo di Giovanni non si ferma alla liturgia celeste: egli vede la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio. Questo movimento di discesa ci ricorda che il cielo non è una fuga dalla terra, ma il modello della sua trasformazione. Qui la nostra riflessione si allarga inevitabilmente alla nostra amata città di Benevento e ai comuni della nostra arcidiocesi, poiché San Bartolomeo è il patrono della città e di tutto il territorio dell’arcidiocesi.
Per comprendere come abitare questo legame, ci viene in aiuto il grande Sant’Agostino nel suo capolavoro, il De Civitate Dei. Egli ci ricorda che la storia umana è mossa dall’intreccio e dal contrasto tra due mistiche città: la città terrena, nata dall’amore di sé spinto fino al disprezzo di Dio, e la città celeste, nata dall’amore di Dio spinto fino al disprezzo di sé. Queste due città non coincidono affatto con strutture visibili come la Chiesa o lo Stato, ma sono realtà spirituali che si mescolano e si intrecciano misteriosamente nel tempo presente. Agostino ci avverte che esse camminano insieme nella storia, condividono le stesse strade, gli stessi mercati e le stesse fatiche. Il compito dei cristiani, che sono cittadini della Gerusalemme celeste ma pellegrini nel mondo, non è quello di isolarsi dalla società, ma di fecondare la città degli uomini con la logica del Vangelo.
Il cristiano è un cittadino speciale: vive pienamente la realtà sociale del suo tempo, ma trae i suoi criteri morali ed esistenziali dalla Verità di Cristo, affinché nella città degli uomini regni la giustizia, la pace, la dignità della persona fin dal suo concepimento, il sostegno ai più fragili, l’inclusione sociale di tutti, il rispetto e l’amore per il creato.
Nel nostro prendere parte alla vita della città terrena, non possiamo però mai dimenticare che siamo in cammino verso la patria definitiva: non tutto si esaurisce in questa storia orizzontale. Le nostre preoccupazioni non possono ridursi alle sole realtà temporali, correndo il rischio di smarrire l’orizzonte del futuro eterno e delle realtà trascendenti che sole danno senso pieno a ogni nostro passo. Poiché nessuna istituzione politica o gruppo umano incarna mai interamente il bene o il male, la vera appartenenza all’una o all’altra città si decide nel profondo della coscienza e del cuore di ogni singolo individuo. Si tratta di scegliere quale amore seguire, impegnarsi e camminare insieme.
Questo significa anche, allora, affermare con decisione che Benevento deve essere sempre più ricordata come la città dell’Apostolo Bartolomeo. Questo deve essere un fiero motivo di orgoglio per ciascuno di noi. Non dobbiamo mai accettare che la nostra terra sia associata a narrazioni oscure o alla nomea della cosiddetta “città delle streghe”. Già all’alba della nostra storia, ai tempi dei Romani, i nostri padri scersero con profonda saggezza di cambiare il nome di questa terra da Maleventum in Benevento: un sigillo provvidenziale che ci ricorda come il nostro destino e il nostro nome non possano mai appartenere al male, ma debbano riflettere per sempre la forza, la grazia e la luce del Bene.
Non rassegniamoci dunque alle fatiche del nostro tempo o alla fuga dei nostri giovani, ma edifichiamo la nostra città avendo gli occhi fissi sul modello celeste e lo sguardo rivolto all’eternità, aprendo tre precisi cantieri spirituali e sociali: la trasparenza delle relazioni, brillando come cristallo contro ogni opacità; la pace come concordia e giustizia, affinché nessuno sia schiacciato o lasciato indietro; e le porte sempre aperte all’accoglienza, orientate verso ogni punto cardinale per far fiorire la carità fraterna.
La festa di San Bartolomeo non è una semplice rievocazione del passato. È un appello al futuro. Lavoriamo insieme, comunità ecclesiale e istituzioni civili, ciascuno per la propria parte ma uniti nello Spirito, per fare di questa nostra terra un anticipo e un riflesso della Gerusalemme celeste, protesi verso il compimento del Regno nei cieli
O San Bartolomeo Apostolo, guarda con benevolenza questa Arcidiocesi e la città di Benevento. Aiutaci ad essere una Sposa fedele, una comunità trasparente e accogliente, capace di camminare nella storia con il cuore sempre orientato all’eternità. Fa’ che la nostra terra risplenda sempre della forza del Bene e che, sotto la tua protezione, possiamo un giorno contemplare insieme la Gerusalemme celeste. Amen.

