Discorso dell’arcivescovo metropolita di Benevento mons. Michele Autuoro “Oltre il buio della notte: Chiamati a camminare insieme”

Pellegrinaggio di san Bartolomeo apostolo - 23 agosto 2026

Carissimi giovani, fratelli e sorelle,

siamo arrivati. Alle nostre spalle c’è la strada percorsa; davanti a noi, questa splendida Basilica che custodisce le memorie dell’Apostolo Bartolomeo. Abbiamo camminato di notte. E camminare di notte ha un significato forte, antico: ci costringe a fare i conti con l’incertezza, a rallentare il passo, a cercare con gli occhi dei punti di riferimento per non perdere la via.

  1. La fatica di credere e la notte del nostro tempo

Oggi per molti la fede non è un’evidenza solare, ma una faticosa ricerca nel buio. C’è una fatica oggettiva nel credere in questo nostro tempo così complesso, ferito e frammentato. È una fatica che non risparmia i giovani, spesso disorientati sul futuro, ma che bussa anche al cuore dei meno giovani, quando le sicurezze della vita e della storia vacillano.

 

Questa fatica non deve spaventarci. La fede non è un’equazione matematica astratta, è una relazione viva. La grande poetessa Alda Merini — una donna che ha conosciuto il buio profondo della sofferenza, ma che ha sempre cercato la luce — descriveva così questa tensione: «La fede è un bacio che Dio dà all’anima nel buio, e l’anima trema, non sa cosa sia, ma continua a camminare».

 

La fatica di credere, allora, non è assenza di fede: è l’inizio di una fede più vera, che accetta di tremare nel buio della notte pur di continuare a camminare verso la luce.

  1. Il Vangelo della chiamata (Mc 1, 16-20)

Proprio in questa nostra notte risuona la Parola del Vangelo che ci guida: «Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea… Gesù disse loro: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”. E subito lasciarono le reti e lo seguirono…» (Mc 1, 16-17)

 

Proviamo a immedesimarci. Gesù non chiama i discepoli in un tempio, in un momento di liturgia perfetta. Li chiama sulla riva del mare, nel bel mezzo della loro fatica quotidiana, mentre sistemano le reti. La vocazione non è un colpo di fulmine per specialisti o per teologi: è Gesù che entra nella tua normalità, nei tuoi dubbi, nel tuo lavoro, e persino nella tua notte.

 

Gesù dice: “Venite dietro a me”. Non dà una mappa dettagliata. Chiede solo di fidarsi del Suo passo. Il grande regista Ermanno Olmi, un uomo che ha saputo raccontare la fede con la semplicità della vita contadina e quotidiana, diceva: «La vocazione non è una carriera, è rispondere a un’attrazione d’amore. È quando senti che Qualcuno ti chiama per nome e capisci che, se non vai, perdi l’occasione di essere davvero te stesso».

  1. Bartolomeo: l’uomo senza falsità

E qui, stasera, incontriamo il volto del padrone di casa, l’Apostolo Bartolomeo, che i Vangeli chiamano anche Natanaele. Quando Gesù lo vede venire verso di lui, pronuncia su di lui un elogio bellissimo e unico: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità» (Gv 1,47).

 

Gesù non dice che Bartolomeo è perfetto o che sa già tutto di teologia. Dice che è autentico. Bartolomeo aveva i suoi dubbi («Può mai venire qualcosa di buono da Nazaret?»), ma non portava maschere. Era vero.

 

Cari giovani, in un mondo che spesso vi chiede di apparire perfetti sui social, di indossare maschere per essere accettati, o di piegarvi alle convenzioni di una società complessa, Gesù stasera vi guarda e vi fa la stessa richiesta: conservate l’autenticità. Costruite un umano senza falsità. Non abbiate paura delle vostre fragilità, delle vostre domande oneste, dei vostri dubbi. La Chiesa e il mondo non hanno bisogno di giovani fotocopia o di cristiani di facciata; abbiamo un disperato bisogno di persone vere, capaci di guardare negli occhi gli altri senza inganni.

  1. I testimoni: punti di riferimento nella notte

Per camminare nel buio e rimanere autentici abbiamo bisogno di punti di riferimento. Questi punti sono i testimoni.

  • Bartolomeo: l’apostolo che ha attraversato la notte del dubbio, ma che davanti allo sguardo di Cristo si è consegnato interamente, fino al martirio.
  • I testimoni della porta accanto: sono i meno giovani qui tra noi. Sono i genitori, i nonni, gli educatori che con la loro fedeltà silenziosa, pur tra mille fatiche storiche e personali, ci dimostrano che è possibile rimanere saldi e sinceri anche quando fuori è buio.

L’invito finale

Torniamo a casa stasera con questo impegno nel cuore.

  • Ai più giovani chiedo: abbiate il coraggio di rispondere al “Seguimi” di Gesù con la vostra verità. Costruite relazioni autentiche, liberate l’umano dalle falsità e dalle ipocrisie. Scommettete sulla gioia di essere voi stessi in Cristo.
  • Ai meno giovani chiedo: continuate a essere quelle lampade accese lungo il sentiero. Custodite i giovani con la vostra saggezza, senza giudicare le loro fatiche, ma incoraggiando la loro trasparenza.

La notte è passata, la strada è tracciata. Camminiamo insieme, da persone vere, dietro all’Unico che ci conosce e ci ama per nome.

Buon cammino della vita a ciascuno di voi.

Amen.