Inizio ministero pastorale 28 giugno 2026, primi vespri della solennità dei santi Pietro e Paolo apostoliInc

Il nuovo Arcivescovo incontra il popolo

          «Carissimi fratelli e sorelle qui convenuti dalle parrocchie, dai movimenti ecclesiali, dalle associazioni e dalle confraternite, grazie di cuore per questo caloroso benvenuto, per i vostri sguardi e, soprattutto, per la vostra preghiera che già sento forte.  È per me molto significativo che abbiate voluto affidare alla segretaria del consiglio pastorale diocesano, la Signora Filomena De Pietro, il compito di rivolgermi a nome di tutti un pensiero di benvenuto. Ringrazio di cuore. A tutti voi dico: il nostro cammino di Chiesa sia autenticamente sinodale. Il cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia ha definito il Consiglio Pastorale come organismo sinodale per il discernimento ecclesiale e per una reale condivisione dei processi decisionali. Pertanto, non vengo a voi come un capo isolato, ma come pastore che desidera condividere in tutto la vita del suo gregge e con voi portare a tutti la gioia del Vangelo. Sono un fratello tra fratelli, mandato per servire la vostra fede e condividere la vostra gioia. Mi manda a voi la sollecitudine del Successore dell’Apostolo Pietro, il nostro Papa Leone XIV, affinché mi prenda cura di voi per conto di Gesù, l’unico Pastore Grande! Prima di essere il vostro Vescovo, io sono un battezzato come voi. Voglio dirlo con forza specialmente a voi, fratelli e sorelle (fedeli laici): la vostra vocazione non è una chiamata di “serie B”. Voi siete pienamente Chiesa in virtù del vostro battesimo. Possediamo insieme il sensus fidei, o come Papa Francesco ha interpretato il concetto teologico parlando del Sensus fidelium, precisando che: «Il Popolo di Dio è santo a causa di questa unzione che lo rende infallibile in credendo» ( E.G. nº 119) ed egli parla del “fiuto” che il Gregge possiede per «discernere le nuove vie che il Signore apre alla Chiesa».  La nostra radice comune è il battesimo che abbatte ogni distanza tra me e voi, tra noi tutti e, che ci rende figli dello stesso Padre. Proprio per questo, il Signore oggi ci chiede di essere un vero popolo, e non una semplice somma di individui isolati. Egli chiede a me e a voi, chiede a noi tutti di essere discepoli missionari qui ed ora, in questo nostro tempo bello e complesso, appassionante e sfidante. Le parrocchie, associazioni e i movimenti, devono essere case dalle porte aperte, mai isole, mettendo i propri carismi a servizio dell’unico corpo. Camminiamo insieme con fiducia reciproca, come una Chiesa unita e sinodale. Benevento ha una storia di fede antica e nobile, ma questa storia non è un museo da custodire: è una storia viva che oggi continua attraverso i vostri volti, le vostre famiglie e la vostra magnanimità, che è capacità di non lasciare indietro nessuno, e se questo fosse richiesto, si comincia dai più deboli e fragili. Il Vangelo ci lancia una sfida bellissima: essere sale della terra. Pensiamoci bene: il sale non vive per se stesso. Il suo compito è quello di sciogliersi per dare sapore al cibo. Guai se non siamo sale della terra; guai, se smarrissimo la missione di testimoniare il “gusto” per la vita, finendo per essere una Chiesa ripiegata su se stessa, sulle proprie strutture, preoccupata di difendere o conservare se stessa. Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium ci ha invitato a essere una Chiesa in perenne stato di missione. Dobbiamo uscire dai nostri ambienti protetti per incontrare la vita vera della gente. Portiamo il sapore del Vangelo e la luce della speranza là dove le persone vivono, operano, soffrono, lavorano, negli ambienti della scuola, del tempo libero, della cultura e della vita quotidiana. Le nostre parrocchie, i nostri movimenti e gruppi associativi, siano laboratori di fraternità, capaci di contagiare positivamente tutta la società beneventana. L’intento non è il proselitismo. In un mondo sbilanciato verso l’individualismo siamo chiamati ad essere lievito di comunione. Per motivi più diversi alcuni si sono allontanati dalle nostre comunità, altri non vi ha mai messo piede, sia quelli che vivono tra noi o che vengono da altri Paesi e culture, facciamo in modo che diceva Tertulliano nel II secolo d.C., nel suo Apologeticum: “Guardate come si amano“, riportando lo stupore dei pagani nell’osservare i primi cristiani, riconoscibili e ammirati proprio per il loro amore fraterno e la solidarietà (Cfr. anche At. 2,: lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo; At. 4, 33: “e tutti essi godevano di grande simpatia”). La fede si trasmette per attrazione!Iniziamo insieme questo cammino con tanta fiducia. Affido me stesso, il mio ministero e tutta la nostra Diocesi alla protezione materna della Madonna delle Grazie e all’intercessione dell’Apostolo Bartolomeo. Con lui rinnoviamo io e voi la nostra professione di fede: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!» (Gv 1,49). Vi chiedo un favore con tutto il cuore: pregate per me, perché ne ho tanto bisogno, così come io già faccio e farò ogni giorno per voi.

Con l’aiuto di Dio, buon cammino a tutti noi!

+ Michele Autuoro – Arcivescovo di Benevento